
Il 5 febbraio 251 d.C. a Catania muore una ragazza di nome Agata.
L’anno successivo, l’Etna erutta verso la città, i catanesi prendono il velo che copriva il suo corpo e lo portano verso la lava…LA LAVA SI FERMA.
Si può credere o no a tutto questo, fatto sta che i cittadini lo rifanno nel 1222, nel 1663, nel 1886.
Ogni volta che il vulcano ha minacciato la città, quel velo di tessuto è uscito dalla Cattedrale.
Non si sta parlando di una leggenda senza radici perché storici come Fazello e Nicola Speciale hanno documentato almeno 15 occasioni in cui il velo fu portato in processione contro le colate.
L’eruzione del 1669 fu la più distruttiva della storia moderna dell’Etna: quattro mesi di flusso lavico, interi paesi distrutti e la lava arrivò fino alla Cattedrale.
I catanesi uscirono il velo anche quella volta e il flusso sfociò a mare vicino i luoghi del martirio di Agata.
Così ogni anno, il 5 febbraio, Catania si ferma…un milione di persone per tre giorni consecutivi percorrono le strade della città.
E’ la processione più grande d’Italia dopo quella di San Gennaro a Napoli, in cui si mescola fede, identità collettiva e qualcosa che nessuna telecamera riesce a spiegare tutto.
Il velo è ancora lì, in uno scrigno d’argento nella Cattedrale di Catania.
In 1773 anni non l’hanno mai smesso di usarlo.



