La malinconia dell’infanzia

C’è una malinconia che ci assale quando risentiamo la sigla di un vecchio cartone animato, le merende sul divano, le ginocchia sbucciate e la luce dorata che entrava dalle tapparelle a metà nei pomeriggi in cui il tempo non esisteva.

Guardare i cartoni animati quando eravamo piccoli era un rito sacro; c’era l’attesa, la sorpresa e quella videocassetta inserita nel videoregistratore.

Oggi quella malinconia non è per il cartone, ma per come ci sentivamo.

Eravamo dei bambini convinti che gli animali potessero parlare se solo avessimo ascoltato meglio; credevamo che dietro ogni specchio o armadio esisteva un regno pronto ad accoglierci; avevamo la certezza che alla fine tutto sarebbe andato bene.

Quella malinconia ci dice che siamo stati capaci di una meraviglia senza filtri, ci ricorda il coraggio di Simba sulla Rupe dei Re, la solitudine della Sirenetta nel suo abisso di sogni, la speranza di Cenerentola tra la polvere.

Questi racconti sono stati i nostri primi maestri di vita; ci hanno insegnato il dolore prima ancora di incontrarlo, e la gioia prima ancora di conquistarla.

Oggi siamo grandi, abbiamo responsabilità e silenzi diversi, ma quella bambina che guardava lo schermo con gli occhi sgranati è ancora lì, vive in ogni fiaba che ascoltiamo, in ogni storia che ci fa ancora commuovere.

Quindi non dobbiamo avere paura di quella malinconia, perché è la bussola che ci ricorda dove abbiamo lasciato il nostro cuore di bambino.

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