
Un tempo, si racconta che in primavera la terra amava vestirsi di colori vivaci e brillanti.
I prati erano pieni di fiori rossi, viola, azzurri e ogni petalo attirava lo sguardo come in una festa.
Dall’alto il sole osservava tutto con molta attenzione, ma più guardava e più sentiva che mancava qualcosa, non un colore nuovo, ma una presenza diversa, un fiore che non doveva solo stupire.
Così, una sera, quando la luce cominciava a farsi più tenue, il sole parlò alla terra dicendole che aveva creato dei fiori stupendi, ma ne mancava uno che sapeva di semplicità.
Allora la terra rimase in silenzio perché non era facile creare un fiore che non cercasse in tutti i modi di emergere, ma provò comunque.
Così quella notte la terra ci lavorò: raccolse un pizzico di chiarore dalla luna e lo lavorò in piccoli petali, poi prese una briciola di luce calda e dorata e la sistemò al centro come se fosse un cuore.
All’alba del giorno seguente in mezzo al prato nacque un primo fiore: non era grande, non aveva dei colori accesi ma era lì aperto senza timore.
Tutti gli altri fiori lo guardarono con curiosità perché era molto semplice, altri nemmeno lo notarono, ma il sole quando lo vide si stupì.
La margherita non era un fiore vistoso, non cercava attenzione, ma era lì aperta nella sua semplicità come chi non ha paura di mostrarsi per ciò che è.
Intorno a quel fiore ne nacquero tanti altri.
Così le margherite iniziarono a mescolarsi al verde dei prati accanto agli altri fiori senza mai superarli.
Infatti si dice che le margherite siano nate per ricordare che la bellezza più vera non ha bisogno di farsi notare.



