Una leggenda sulla pianta d’alloro

Un tempo, quando gli uomini compivano qualcosa di grande non si capiva come si doveva conservare il ricordo.

Le parole svanivano, i racconti cambiavano con il tempo e ciò che era stato vissuto rischiava di perdersi.

Tanto tempo fa viveva in una piccola città una giovane donna che conosceva il linguaggio delle piante.

Non parlava molto ma osservava attentamente la natura; sapeva che ogni foglia custodiva una qualità: alcune calmanti, altre nutrienti e altre protettrici.

Un giorno giunse a lei un uomo molto stanco dalla vita: aveva attraversato prove difficili, aveva perso e ritrovato se stesso più volte e non sapeva come dare un senso a ciò che aveva vissuto.

“Come si fa a non dimenticare?” le chiese.

La donna non rispose subito, gli fece cenno di seguirla fino a una pianta d’alloro.

“Questa pianta non cambia con le stagioni”, disse, “Resta verde quando tutto si spoglia, non dimentica ciò che è”.

Poi raccolse alcuni rami e iniziò a intrecciarli lentamente con gesti sapienti.

Creò una corona e la posò sul capo dell’uomo; “Non è un premio”, spiegò, “E’ un segno. Non dice sempre e solo che hai vinto, ma che hai attraversato prove complesse”.

L’uomo chiuse gli occhi.

Per la prima volta sentì che ciò che aveva vissuto non si sarebbe disperso, non perché qualcuno lo raccontasse, ma perché lui stesso lo portava con sè.

Con il tempo la corona d’alloro divenne un simbolo di vittoria, ma la sua origine è più profonda poiché non celebra solamente i vincitori ma anche tutti coloro che hanno saputo attraversare e non perdersi nella vita.

Ancora oggi, quando una corona d’alloro viene posata sul capo ricorda anche che ogni traguardo vero è fatto di ciò che non si vede.

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