
I racconti antichi di campagna narrano che il mandorlo era l’albero più impaziente di tutti.
Quando ancora l’inverno era sui campi e la terra dormiva tranquilla sotto il freddo tutti gli altri alberi aspettavano con pazienza.
Il pero taceva, il melo teneva stretto a sé le sue gemme e il noce non si fidava ancora del cielo.
Solo il mandorlo fremeva.
Una notte d’inverno, quando ancora il vento si faceva sentire tra i rami spogli, il mandorlo chiese alla terra: “La primavera tornerà?…dimmi la verità”; la terra che conosceva tutti i segreti delle stagioni, rispose: “Con pazienza tornerà”.
Il mandorlo non poteva più aspettare; sentiva nel legno una forza intensa, calda che saliva dalle radici.
Così il giorno successivo aprì i suoi primi fiori, piccoli e rosa simili a nuvole leggere tra i rami scuri.
Gli altri alberi lo guardarono stupiti.
“Troppo presto!” disse il melo.
“Il freddo potrebbe tornare” aggiunse dopo il pero.
Ma il mandorlo non si richiuse, rimase lì con i suoi fiori fragili nel vento di fine inverno.
Eppure da quel giorno il sole, apprezzando il suo coraggio, iniziò a scaldare i campi più a lungo.
La sua luce si posava sui fiori come a proteggerli dal freddo che ancora non finiva.
I vecchi contadini dicevano che il mandorlo era il primo albero a fiorire perché aveva un cuore coraggioso; non aspettava che la primavera arrivava davvero…lui la chiamava.
Quando a fine inverno si cominciano a vedere i suoi rami coperti di fiori chiari, qualcuno nei campi dice: “Il mandorlo ha parlato…La primavera non è più così lontana.”



