
Oggi è un giorno prezioso che non dobbiamo sciupare…..è la domenica che ci introduce alla settimana della salvezza e della gioia vera.
Questi giorni preziosi ci vengono donati per meditare e comprendere quanto Dio ha fatto e vuole continuare a fare per noi….se glielo permetteremo.
Cerchiamolo mentre si fa trovare, lasciamoci trovare, lasciamoci curare, lasciamoci guarire…lasciamoci AMARE!
Non intestardiamoci dietro visioni razionalistico\atee o agnostico\indifferenti o peggio ancora tiepido\bigotte.
La settimana Santa è il momento in cui Dio si fa trovare.
Torniamo a lui se non vogliamo farci male, se non vogliamo ritrovarci a terra, se non vogliamo finire nei morsi della fame costretti a mangiare carrube per maiali.
Ma quando ci entrerà in testa che Dio è tutto, e che tutto nella nostra vita dipende da lui? Quando lo capiremo?
Se è vero che senza di lui non possiamo fare nulla è anche vero che con lui possiamo tutto!
Ci ha dato la sua parola, anzi ha dato la sua stessa vita affinché tale parola si adempisse e diventasse realtà e storia per ognuno di noi.
Ecco la salvezza! La schiavitù delle nostre paure è cessata, il tempo del dolore è finito, l’ora del riscatto e della guarigione è arrivata.
La pesantezza delle nostre ferite è come quell’enorme pietra posta davanti al sepolcro: può essere spostata solo dalla potenza della CROCE\RESURREZIONE di Cristo.
Alla luce del mistero pasquale il dolore assume una posizione diversa: non è più la nostra dimora, ma solo una “collocazione provvisoria”.
E’ un tempo provvisorio sospeso tra il mezzogiorno e le tre, un attraversamento necessario ma non definitivo.
Anche il dolore di Dio nel suo momento più oscuro ha conosciuto il limite: “da mezzogiorno alle tre si fece buio su tutta la terra”.
Dalla crocifissione alla deposizione.
Il dolore ad un certo punto va “deposto” e affidato alla potente e risanante Grazia di Dio, in attesa della resurrezione e della gloria.
C’è una misura del dolore anche quando sembra smisurato; c’è un confine invisibile che non può essere oltrepassato perché il buio non è il nostro destino ma solo il nostro passaggio; e rimanerci oltre, aggrappandoci a quel buio come se fosse la nostra nuova identità, è la più grande emorragia di vita.
Il dolore può visitarci ma non abitarci; ferirci ma non definirci.
Perché non siamo nati per il buio ma per la luce della resurrezione.
Pasqua è voce del verbo ebraico “pèsah” che significa “passare”; vuol dire movimento, passaggio, liberazione, trasformazione.
Non è un evento per immobili, lamentosi, pigri…non è per coloro che hanno deciso di vivere nelle loro “comfort zone”!
E’ la festa delle anime viaggianti, dei coraggiosi, dei pellegrini che si affrettano al cammino.
La “rivoluzione cristiana”, che questa settimana Santa ci fa vivere, non è per i bigotti e i topi di sacrestia, ma per le anime libere, liberate, uscite dal sonno dell’ovvio e protese verso un “oltre e altrove” che sa di continuo esodo pellegrinaggio.
Fonte: pagina Facebook Carmelo Impera Creator digitale



