Chi è un papà

Senza un papà un figlio impara difficilmente a guardare lontano.

Non basta mettere al mondo un figlio per essere un papà, così come non basta esserci fisicamente per educare davvero.

Un papà non è una funzione accessoria al ruolo della mamma, ma una presenza che non si può sostituire, una direzione, un punto fermo attraverso cui un figlio impara a stare al mondo.

Una mamma da sola non può bastare.

L’educazione avviene sempre all’interno di una relazione maschile e femminile, autorevolezza e accoglienza, codice paterno e codice materno.

La paternità comincia da un gesto fondamentale: amare la madre….è da lì che nasce tutto.

Un figlio cresce sereno dentro respirando l’amore che c’è tra i genitori, perché la famiglia è un sistema che si regge su un legame vivo, non su un dovere.

E’ in quell’amore che si costruisce la sicurezza affettiva, la base da cui ogni crescita diventa possibile.

Un papà deve esserci, non solo come presenza fisica ma come presenza reale; essere papà significa dire: “tu sei importante per me…ed io sono qui per te”.

Significa essere attento, parlare, ascoltare, accorgersi, entrare nella vita dei figli…non è questione di tempo, ma di qualità della relazione.

Un papà è modello anche quando non si rende conto, nel bene e nel male, ogni sua azione influenza e contagia una vita in crescita.

I figli non imparano da ciò che diciamo ma da ciò che siamo; guardano come viviamo, come amiamo, come affrontiamo le difficoltà.

Un papà dà sicurezza, protegge, non solo difendendo ma ponendo anche dei limiti; quel “no” detto al momento giusto non è una chiusura, è una forma d’amore, è il modo con cui un papà dice: “mi importa di te”.

Un papà incoraggia, sostiene, rialza; sa dire “io ci sono”, anche quando il proprio figlio sbaglia.

Uno degli atti più grandi della paternità è il perdono; un figlio può sopportare molte cose, ma non l’assenza dell’amore nel momento in cui cade.

Un papà trasmette valori non imponendoli ma vivendoli; crea legami, costruisce ricordi, rende la casa un luogo dove si può tornare.

E’ una guida, una mappa, un navigatore satellitare.

Insegna ad affrontare la realtà, a non fuggire, a stare in piedi nelle difficoltà.

Se un papà manca i primi anni, difficilmente sarà riconosciuto dopo; l’autorevolezza non si impone, si costruisce nel tempo, nella presenza, nella coerenza tra parole e vita.

Noi siamo diventati ciò che abbiamo visto; ci siamo formati coi gesti dei nostri papà, coi loro silenzi, col loro modo di esserci e non con le loro parole, ma con la loro testimonianza di vita.

Un vero papà non spiega come vivere: vive, e così insegna!

Crescere un bambino richiede tanto sacrificio e amore, con una presenza che assomiglia a quella di Dio: solida, forte, paziente, costante, fedele.

Oggi, in questo tempo difficile e confuso abbiamo ancora più bisogno di veri papà: presenti, rassicurati, autorevoli, capaci di amare, di guidare, di perdonare, di indicarci una direzione.

Papà che, con la loro vita, ci insegnino non solo a stare al mondo, ma a guardare lontano…

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